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Dorset gennaio 2025
Febbraio 7, 2025

Quando si parla di fossili, dinosauri e paleontologia, spesso si pensa solo all’aspetto scientifico: lo studio, le ricerche, le pubblicazioni. Ma dietro ogni ritrovamento ci sono storie che pochi conoscono. Viaggi rocamboleschi, incontri inaspettati, intoppi, a volte anche disastri memorabili.

E allora, perché non raccontarli?

Voglio portarvi con me dietro le quinte di questo lavoro straordinario, condividendo le avventure, le sfide e le sorprese che accompagnano ogni spedizione. E quale miglior punto di partenza se non un viaggio del 2025? La prima di tante storie che spero vi appassioneranno.

Dorset | Gennaio 2025

Viaggiatori:

• Giorgia – Coordinatrice

• Manfredi – Preparatore paleontologico

Dopo mesi di lavoro frenetico da parte di tutto il team di Zoic, la collezione di fossili è finalmente pronta per il viaggio. Destinazione: una tenuta storica nel Dorset, dove allestiremo il materiale di persona.

Posto nuovo, cliente nuovo… ansia? Quella è la solita, l’immancabile ansia da prestazione. Andrà tutto bene?

Non mi dilungo (per ora) sui problemi burocratici legati al trasporto di fossili da un paese all’altro. È un aspetto poco considerato ma incredibilmente delicato del nostro lavoro. Ne parleremo sicuramente in un’altra occasione. Ora, però, partiamo: l’avventura ha inizio.

16 gennaio: si parte!

Trieste → Venezia → Londra Heathrow → Beaminster (Dorset)

Avete mai guidato a destra? Se sì, saprete che non è proprio immediato, né sempre divertente. A me è sembrato di dovermi preparare, da un momento all’altro, all’impatto con un’auto che sbucava dal nulla! Ma con un po’ di prudenza e molta attenzione, siamo finalmente arrivati a destinazione.
Beaminster (sapreste pronunciarlo correttamente?) è un piccolo gioiello tipicamente inglese: casette accostate, lampioni che illuminano la strada avvolta da una foschia persistente, una pioggerellina sottile… un’atmosfera che sembra uscita da un romanzo di Thomas Hardy.

Per fortuna, in 25 anni di lavoro una cosa l’ho capita: scegliere dove dormire è fondamentale. Se trovi un posto pulito, accogliente e con buon cibo, sei già più predisposto a pensare – e convincerti – che il tuo lavoro andrà alla grande. E in effetti, l’Ollerod Hotel è stata una scelta azzeccata: personale gentile, camere spaziose e impeccabili, cibo ottimo e una colazione da leccarsi i baffi.

Tutto in discesa, quindi? Magari!

I nostri reperti – dieci in totale – dovevano arrivare il giorno dopo. Peccato che fossero fermi in dogana. Un ritardo di otto ore su una finestra di lavoro di sedici: praticamente un disastro. Il weekend si annunciava lungo e impegnativo.L’unico lato positivo? Il tempo inaspettato per una visita a Lyme Regis, la famosa cittadina sulla costa.

Mary Anning

Gli appassionati di paleontologia sanno che Lyme Regis è la città natale di Mary Anning, considerata la pioniera della paleontologia mondiale. Nata nel 1799, fin da bambina seguì la passione del padre, trascorrendo le giornate sulla costa alla ricerca di fossili da vendere a turisti e collezionisti.

Ma il suo talento andava ben oltre il commercio. Grazie alla sua straordinaria curiosità e al suo occhio esperto, Mary fece scoperte che rivoluzionarono il mondo della paleontologia: ittiosauri, plesiosauri, pterosauri e molto altro. Pur non avendo una formazione scientifica formale, fu riconosciuta dai più grandi studiosi dell’epoca per le sue competenze e il valore delle sue ricerche.

Il meritato riconoscimento ufficiale, però, arrivò solo nel 2010, quando la Royal Society la inserì nella lista delle 10 donne britanniche che hanno maggiormente influenzato la storia della scienza.

Per chi ama i fossili, una visita in questo tratto di costa è d’obbligo. La Jurassic Coast, patrimonio dell’umanità UNESCO, è un vero e proprio libro di geologia a cielo aperto: qui le rocce raccontano milioni di anni di storia, dal Triassico al Giurassico fino al Cretaceo.

Noi ci siamo concessi una passeggiata di un’ora alla base delle scogliere e, come ogni appassionato spera segretamente, abbiamo avuto la soddisfazione di trovare qualche ammonite. Una piccola conferma di quanto questa costa sia ancora oggi un paradiso per i cacciatori di fossili.

Una tappa in questo tratto di costa è quindi d’obbligo per tutti gli amanti dei fossili. Camminando sulla Jurassic Coast, sito Unesco patrimonio dell’umanità, si trovano rocce che risalgono al Triassico, Giurassico,e Cretaceo. Ci siamo concessi una passeggiata alla base delle scogliere di un’ora, e il ritrovamento di qualche ammonite ci ha fatto capire quanto siano ricchi di reperti questi luoghi.

Ore 13: Tempo di tornare a Parnham Park per iniziare ad assemblare i nostri fossili.:

Abbiamo 10 esemplari:pesci del Wyoming in lastra, un cranio di Mosasauro, uno di Megalocero, una palma fossile, uno scheletro di airone , uno scheletro di Xiphactynus originale in 3D e un grande, e quando dico grande intendo proprio grande, scheletro di Mammut.

Ore 13: tempo di tornare a Parnham Park

È ora di iniziare ad assemblare i nostri fossili. Abbiamo dieci esemplari:

• pesci del Wyoming in lastra,

• un cranio di Mosasauro,

• un cranio di Megalocero,

• una palma fossile,

• uno scheletro di airone,

• uno scheletro di Xiphactinus originale in 3D, • e un grande… anzi, un gigantesco scheletro di Mammut.

Noi eravamo pronti. Peccato che le casse non arrivassero mai!

Vi ho detto cosa contenevano, ma forse è più importante condividere un altro numero: 4.000 kg di materiale paleontologico da scaricare da un camion centinato. Di notte.

Il camion arriva alle 18:00, abbiamo due ore per scaricare tutto. La strada è sterrata, la zona di scarico è a 500 metri dalla sala del montaggio e, per completare il quadro, il buio è totale.

Se qualcosa poteva andare storto…

Per fortuna, Dave – un collaboratore locale – preso da compassione, si ferma ben oltre il suo orario di lavoro per aiutarci. In due ore riusciamo a trasportare tutto il materiale fino al piazzale vicino all’entrata. Eravamo pronti a passare la notte a lavorare (non sarebbe stata la prima volta), ma con 3 gradi umidi e il buio pesto, abbiamo saggiamente deciso di rimandare.

18 gennaio: si lavora

Per fortuna, una squadra di quattro persone arriva in nostro aiuto. Per quanto bravi, forti ed esperti, in due senza mezzi per movimentare i pesi, non avremmo avuto scampo.

Il loro supporto è previsto solo per mezza giornata, quindi sfruttiamo ogni minuto.

Primo step: aprire le casse, controllare ogni singolo reperto alla ricerca di eventuali danni, consolidare le parti fragili e smontare le strutture di supporto.

Tempo impiegato? Cinque ore.

Ma c’è una buona notizia: tutto è arrivato intatto. E vi assicuro, non è affatto scontato!

In queste prime ore di lavoro, tutti i campioni sono stati sballati, le casse richiuse e preparate per lo stoccaggio. Ora inizia la vera sfida: l’allestimento.

Dopo anni di esperienza, sappiamo bene da dove iniziare. Il metodo è tutto: bisogna assemblare prima le parti più pesanti e ingombranti, lasciando per ultime quelle più leggere e maneggevoli. E vi assicuro che un cranio, un bacino e i femori di mammut non sono esattamente “maneggevoli”.

Nel frattempo, un pezzo eccezionale entra in scena: una lastra di tre metri contenente uno scheletro di ittiosauro, preparata con una maestria incredibile dal mio compagno di viaggio e collega Manfredi, preparatore senior di Zoic. Per spostarla, servono cinque persone.

E il resto?

Il resto lo montiamo noi due. Siamo abituati. Se conosci i passaggi – e li conosci solo con l’esperienza – sai cosa montare prima e cosa lasciare per ultimo. È tutta una questione di pesi e incastri.

Tre ore dopo, dopo molti giri di brugola, avvitatore e solo qualche punto di colla, la sala è allestita.

L’architetto che ha seguito e commissionato il lavoro è soddisfatto. Ottimo punto di partenza… o di arrivo, dipende dal punto di vista!

Dietro le quinte di un allestimento

Mi sono soffermata sugli aspetti pratici del montaggio di questi reperti, ma c’è un elemento ancora più complesso: il contesto in cui il lavoro viene fatto.

Non è mai solo una stanza. È un ambiente che deve armonizzarsi con i reperti, valorizzarli con le luci, la disposizione, la prima impressione. E ogni cliente è diverso. Vi assicuro che non esistono due allestimenti uguali!

Il nostro non è solo un lavoro fisico. Non si tratta semplicemente di spostare fossili da un punto all’altro: bisogna saperlo fare, con metodo e precisione, altrimenti si rischiano danni irreparabili.

Lo sa bene chi fa il nostro mestiere e segue l’intera filiera, dalla preparazione al montaggio, dall’imballo allo smontaggio e rimontaggio.

Ore 20: missione compiuta

Ultima sera. Torniamo in albergo giusto in tempo per la cena – per fortuna! Qui al nord si mangia presto e le cucine chiudono all’ora del nostro aperitivo italiano!

Una doccia che dura un’eternità, poi un meritato riposo.

Si torna a casa.

E si pensa già alla prossima avventura.